Encomio al relativismo

Dai finestroni del magistero cattolico echeggia continuamente un’attacco a quello che ormai pare essere una autentica “minaccia mortale”: il relativismo. Per gli stessi, la democrazia, in quanto relativistica, rappresenterebbe un problema.
G. Zagrebelsky – ancora nel suo “Contro l’etica della verità” – ci spiega che: “sulle questioni che la Chiesa giudica unilateralmente e inappellabilmente legate al suo deposito di verità, la democrazia deve tacere o, se parla, deve acconsentire. Se pronuncia parole diverse, questo è relativismo, sinonimo di disprezzo per la morale, edonismo, egoismo, nichilismo…, con il che essa si erge a maestra di tutta quanta la società, anche dei non credenti, e pretende di attribuire un plusvalore etico alle posizioni dei cattolici osservanti rispetto a tutte le altre”.
- E, infine, aggiunge -
“Eppure la democrazia – per tutto ciò che non riguarda i suoi fondamenti: tolleranza, uguaglianza, partecipazione politica, ecc. – è necessariamente relativistica perché si basa sulla libertà di coscienza di tutti i cittadini, e nel riconoscimento della libertà di coscienza consiste il suo titolo di maggiore nobiltà. Relativismo non significa affatto condanna delle convinzioni morali; non significa che una cosa vale l’altra e dunque nulla ha valore. Sul piano della vita individuale, significa che le convinzioni, i valori, le fedi sono, per l’appunto, relativi a chi li professa e che nessuno può a priori imporli agli altri; sul piano della vita collettiva, relativismo significa che queste relatività devono poter entrare nel libero dibattito per cercare condivise soluzioni normative ai problemi del vivere comune, senza veti pregiudiziali.
La democrazia deve essere orgogliosa di questo suo carattere. Tutte le volte che supinamente se ne scusa, chiede venia e quasi si vergogna, ripudia se stessa“.
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