Per dare chiarezza alla domanda posta da P. Scoppola (nel “La democrazia dei cristiani”) ci affideremo a G. Zagrebelsky, la cui risposta, sotto il profilo della valenza logica, risulterà difficilmente inficiabile.
La fede” – scrive nel suo “Contro l’etica della verità” – “è compatibile con la democrazia a una condizione: che non sia etero-diretta da un potere dogmatico. La democrazia è il regime del confronto delle diverse posizioni, per la responsabile ed ininterrotta ricerca delle soluzioni migliori ai problemi del vivere sociale. Ciò comporta che, le convinzioni etiche di credenti e non credenti, per quanto riguarda la loro traduzione nella pratica politica, diventano opinioni. Che senso avrebbe il libero confronto democratico se una parte dicesse: fate quel che volete, io non sono disposta a stare ad ascoltarvi (ma voi dovete ascoltare me), perché io ho la verità in tasca, non ho bisogno di andar cercandola? […] Si comprende la minaccia per democrazia insita nella pretesa odierna del magistero di imporre comportamenti politici specifici che, vanificando di fatto le proclamazioni conciliari, pretendono dai cattolici supina obbedienza”.
Alla chiesa fa comodo sfoderare, all’occorrenza, l’arma del piagnisteo, del vittimismo: le accuse di dispotismo loro rivolte vengono, come per magia, rivoltate in tentativi di escludere i cattolici dal dibattito sui temi fondamentali del nostro vivere civile.
Per nulla” – sottolinea l’autore. “Si vuole invece che entrino nel dibattito deponendo ogni pretesa di infallibilità che viene dal loro agire come appendici di un potere gerarchico e dogmatico e, cosa assai rilevante, senza mettere impropriamente in campo la sua grande potenza organizzativa: una forza, oltretutto, sostenuta anche con denaro pubblico, non certo solo cattolico”.
Dunque, difendiamo il diritto di parola dei cattolici […] Ma pretendiamo che nessuno si impalchi a maestro di Verità. […] (Altrimenti) Le loro posizioni contraddicono la democrazia, alimentano contrapposizioni che fomentano violenze, dividono il campo come tra due eserciti belligeranti e rendono il dialogo impossibile”.
Ergo (aggiungo): cattolicesimo e democrazia - rebus sic stantibus – non possono che mostrarsi incompatibili.