Il nuovo che avanza

C’ero anch’io ieri all’Assemblea costituente del PD. Si badi: non nelle vesti del militante allocco, ma in quelle più appaganti di osservatore critico. Come molti sanno, queste assemblee si fondano sul pour parler: interventi a raffica, uno dopo l’altro; una giusta dose di demagogia; e una serie di promesse fasulle accompagnate, tuttavia, da non pochi applausi scroscianti della folla.
Il filo conduttore di tutti gli interventi è stato il concetto della novità. Della serie: Berlusconi è il passato, il vecchio, il PD è il nuovo. Come se avessimo dimenticato che i vari Veltroni, D’Alema, Rutelli, Prodi, sono in politica da trent’anni; come se nascondersi dietro una nuova simbologia già, di per sé, bastasse a ringiovanire.
Insomma, da una parte, si ringiovanisce coi lifting, dall’altra, con la mera ridisegnazione di un simbolo. C’est l’Italie!
La mattinata era gelida di per sé, ma Prodi (presidente emerito del PD) – che ha aperto le danze – è riuscito a gelarmi più del freddo.
Ebbene – dopo pochi minuti – il vecchio democristiano rifacendosi al Manifesto dei valori dello stesso partito, ha affermato un concetto che va nella direzione opposta del concetto di laicità, e cioè che è giusto «dare rilevanza pubblica alla dimensione religiosa». Si aggiunga, altresì, che il Manifesto dei valori, all’atto della sua approvazione, ha visto un solo voto contrario (giusto per ribadire il carattere democratico del partito).
Perciò, il PD e il suo presidente, per questo aspetto, non possono non meritare un secco due meno.
Dopo Prodi arriva il leader del movimento: mister Veltroni (alias mister ma anche). Il suo discorso parte bene, improntato su buoni propositi, come ad esempio la ferrea decisione di «dare spazio ai giovani e alla meritocrazia», cazzo! Peccato però che il giovane meritocratico a cui si riferiva il candidato premier era – pensate un po’ – il figlio di Colaninno, Matteo. Che sarà di sicuro giovane, ma non è altrettanto sicuro tuttavia - salvo prova contraria - che si tratti di un giovane meritevole. Ad ogni modo, (suo) papà è riuscito a ficcarlo in politica, e se prenderà posto in Parlamento avrà diritto ad uno stipendio mensile fisso di 14 mila euro netti, indennità varie e precoce pensione. Pensate il leader dalla double W ha avuto pure il barbaro coraggio di presentarlo, gioiosamente, alla platea.
Quei buoni propositi, già fortemente insiedati dal figlio di Colaninno, verrano in seguito affossati quando lo stesso candidato premier afferma che il PD sarà rappresentato da tutte le classi sociali, anche da operai. Dico questo perché il giovane operaio di cui parlava è un sopravvissuto della Thyssen, e non un operaio qualsiasi. Si tratta cioè di un’operaio speciale, che al nuovo partito – in sostanza – serve come il pane, perché capace – come è evidente – di muovere un cumulo di voti. Dopo l’annuncio (altrettanto gioioso) la platea militante applaude – come al solito – soddisfatta, senza sferrare un men che minimo giudizio critico sul reale motivo di quella scelta.
Anche sotto questo aspetto il PD non supera il 2 meno.
Arriva D’Alema, parla e fa ironia. A dire il vero è stato l’unico intervento apprezzabile. Ha un amico all’estero, il nostro Massimo, che alla notizia della caduta del governo per mano di Mastella, gli ha detto che “è uno strano paese il vostro”. Mi ricorda tanto il mio amico Husky, che in tempi non sospetti soleva manifestarmi il medesimo pensiero. Ad ogni modo, arrivato alle sue battute finali, anch’esso tocca il fondo quando afferma che “l’Italia ha necessariamente bisogno di un premier contemporaneo (cioè Veltroni) e non di un reperto archeologico tirato a nuovo…”. Beh! Cinque meno meno!
Rutelli non ce l’ho fatta: avrei accettato volentieri un sassata in testa, ma non Rutelli. Allorché – con l’intento di placare le mie ire – mi sono diretto verso il servizio ristoro dove, dopo aver divorato un panino con rucola, ho degustato un ottimo caffè, accompagnato da quattro ferrero Rocher.
Intorno a me molti politici: alcuni in approccio amoroso con qualche aspirante collega. Si sa, la politica può smuovere una montagna, figuriamoci due chiappe.
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Dedicato agli elettori del PD:
E’ strano. Sembra surreale dirlo nell’apoteosi buonista inscenata dal furbo Veltroni, ma votare Pd a Napoli è come buttare il proprio cervello in una discarica (abusiva).
Veltroni ha difeso e giustificato la banda Bassolino (definizione dell’ottimo sindaco di Salerno). Già questo dovrebbe bastare a non votare Pd, almeno a Napoli e dintorni.
Ma c’è qualcosa di più. I comunisti, il Pci, adesso ex, a cui appartenevano W V e Bassolino, hanno massacrato i socialisti napoletani negli anni 90.
Ora gli stessi, divenuti piddini, vogliono “rispetto”. No comment. Hanno messo su una poderosa macchina del consenso basata sulla clientela e sui capibastone.
Ora vogliono rispetto. Hanno precipitato Napoli e gran parte della Campania in una crisi sistemica da cui difficilmente l’ex Campania Felix potrà risollevarsi.
E vogliono rispetto. Il peggio deve ancora arrivare. Pomicino, Di Lorenzo, Di Donato ecc erano dilettanti allo sbaraglio di fronte ai boss attuali.
Il Pd napoletano, con i suoi Bassolino, Cozzolino, De Mita e Montemarano, (Mastella è un additivo) sono la cartina di tornasole di cosa è il feudalesimo politico meridionale. Oggi a Napoli domani in Italia, purtroppo.
Un piccolo impero del male. Chi vota Pd a Napoli vota il male, e quello che fa più male è che hanno fatto finta di fare il bene sapendo consapevolmente di perseguire immoralità,disonestà, infamità. A spese della società civile e dei lavoratori.
A parole SOCIALISMO, nei fatti, poteri forti, gerarchie ecclesiastiche, il Caimano come interlocutore privilegiato.
E… la gente applaude. Bisogna essere ciechi. Concordo con voi.
I politici mi fanno schifo, loro ingrassano sempre a nostro discapito, per noi ci aspetta un futuro precario, piene di incertezze. Oramai il posto di lavoro a tempo indeterminato sta diventando un lusso, lavori un pò di qua,un pò di la, devi sottostare ai soprusi del datore di lavoro, non lamentarti se ti fa fare gli straordinari e poi non te li paga, perchè poi se alzi la voce, alla scadenza del contratto ti manda via, in quanto sa che ci sono tanti altri poveretti nella tua medesima situazione… Sta diventando un’utopia anche la pensione, e i nostri politici se ne vengono che non c’è abbastanza denaro e quindi i tagli sono necessari e che bisogna alzare l’età pensionabile, ma non dicono che a loro basta due anni e mezzo di mandato, per prenderla.
Ora mi rendo conto perchè gli stati europei hanno una bassa stima dell’Italia, se nella scena politica esistono tali personaggi, la colpa è del popolo italiano, la nostra nazione fino a prova contraria è uno stato democratico e siamo noi che scegliamo coloro che dovrebbero rappresentarci.
Indubbiamente l’Italia ha bisogno di più stabilità. Ricordate la frase: “Fatta l’Italia ora bisognerà fare gli italiani”, bene! Può darsi che questo possa avvenire anche attraverso l’unione tra Berlusconi e Veltroni.
Io dico questo: lasciamogli fare tutto quello che vogliono, in questo modo toglieremo loro un’altro alibi; chissà se alla fine, messi con le spalle al muro, in un clima di stabilità politica non decidano veramente di tirare fuori dal sacco la loro dignità?
Se non altro ci toglieremo la curiosità di vedere se ce ne hanno una. In caso contrario non resta che prendere i fucili e darsi alla macchia.
Saluti.
Defender, il tuo ragionamento mi inquieta un po!
In particolare, quando scrivi: “lasciamogli fare tutto quello che vogliono”…
‘Sti cazzi!
D’Alema corvo rosso non avrà il mio scalpo.
Men che meno il voto.
Quando si perde la vergogna si diventa capaci di tutto. Le parole di uòlter alla fiera di Roma superano anche questo ‘tutto’. Sarei ben felice di vederne gli organi interni. O per lo meno, così mi sentivo ieri, mentre ne leggevo su internet.
Scusa, ma Ruini non è stato invitato?
Evidentemente non era l’Assemblea costituente del Pd, devi esserti sbagliato.
Lesandro
“Il mondo e’ diviso in due: quelli che hanno la corda al collo e quelli che la tagliano, solo che il collo dentro alla corda è il nostro”…
Laicista
Ruini non è tema da campagna elettorale. E quand’anche Prodi abbia detto che “è giusto dare spazio pubblico alla dimensione religiosa”, la tematica rimane ufficialmente fuori dalle argomentazioni elettorali… CI siamo intesi!
Le novità in politica non asseriscono alle età o alla esperienze. Non sarebbe stata una novità Adinolfi (col suo vuoto pneumatico) nè altri. Lo è Veltroni perchè ha un idea. Idea che rivoluziona le strategie, i sistemi. Non piu il popolo ma l’ individuo, non la classe ma il singolo, non l’ideologia ma il merito.
Si corre da soli, pare. Ciò equivale a non potersi più nascondere tra la folla dei partiti, dietro lo scaricabarile e quindi dietro l’impunità. Lo si fa, lo si deve fare, per scuotere e stanare la mediocrità dei topi nel formaggio, dei politicanti arruffoni leader di partitini con lo 0,2% di voti. Da soli, dunque. Con istinto, con sentimento. Senza ragione. E’ roba d’azzardo. Come nel ciclismo, è roba o da campioni o da grindeur presuntuosi che a metà percorso vengono risucchiati dal gruppone. Roba da Pantani, da Coppi, da volti tristi come una salita - scrisse Paolo Conte. E’ questo il significato della solitudine di Veltroni che fa il verso ad Obama - we can - ce la possiamo fare.
E’ il volto dell’america che piace alla sinistra, limpida, pulita, diretta. Quella degli indiani contro i cowboy, della route 666, dove si corre sempre da soli. Veltroni è la novità perchè rompe gli schemi, infrange gli argini, mantiene la promessa di un partito diverso, rinnovato nello spirito e nei metodi.
Il tutto contro un destino crudele, inevitabile, in gran parte meritato in questi anni di scellerato sciacallaggio del centro sinistra. E ancora una volta contro lo stesso Mosè, (così lo chiama Maroni) che dopo 14 anni, per la quinta volta, si presenta alla testa di 14/18 partiti, che però, questa volta, faticherà a contenere. Veltroni ha vinto le elezioni prima di giocarsele, le ha vinte anche se le perderà.
“Veltroni è la novità perchè rompe gli schemi, infrange gli argini, mantiene la promessa di un partito diverso, rinnovato nello spirito e nei metodi”.
Mi sento già meglio, sai!…
Anonimo, se dovessi operare una razionalizzazione di tutto quello che hai scritto, togliendo tutto ciò che non significa niente, che non asserisce niente, che non prova niente, alla fine non resterebbe niente temo. Te lo dico senza voler essere minimamente offensivo e col massimo rispetto, ma devo dirtelo. Le tue sono solo belle parole messe in croce nel commento di un post. Veltroni si ritrova a guidare un partito fatto dalle stesse facce che negli ultimi due anni hanno semplicemente evitato di fare tutto quello per cui li avevamo votati. Veltroni non rompe gli schemi perchè lui e tutto il PD SONO gli schemi che secondo te dovrebbe rompere. Veltroni ed il PD SONO la mediocrità del topo nel formaggio ogni volta che pronuncia i ‘ggiovani’. Veltroni ed il PD non si nascondono tra la folla perchè SONO la folla dei partiti, dello scaricabarile e dell’impunità. E tutte queste cose non le sono diventati oggi. Lo sono da non meno di 12 anni, ovvero da quando si formò il primo governo di centrosinistra. Non erano su Marte allora queste persone. Erano qui e raccontavano le stesse balle che hanno raccontato in questi giorni. E per quanto mi riguarda, se oggi le ripetono ancora a macchinetta è solo dal basso di chi sa di aver già perso le elezioni in partenza.
In altre parole, caro amico, Veltroni ed il PD SONO il destino crudele ed inevitabile. Quello che spetta a noi. Se tu hai mai avuto a cuore la legalità, la dignità e lo sviluppo del nostro paese, come credo, non puoi ignorare che nella nostra politica c’è un’anomalia profonda. Un’anomalia che partorisce corruzione, illegalità, arrivismo, fondamentalismo e mafia all’interno della politica stessa. Con questa anomalia (chiamala come vuoi) NON si può dialogare. Va eliminata alla radice, ovunque essa si trovi. E di tutto questo, nelle tue parole, come in quelle del tuo segretario, non v’è traccia alcuna. Io non nutro particolare simpatia per Di Pietro, e così rispondo anche a Fr. Ma se mi parli di gioco d’azzardo, allora preferisco qualcuno che in campagna elettorale non solo mi parla di conflitto d’interessi e di Rai indipendente, ma mi dice anche come intende farlo, con nomi e cognomi. E non a chi mi parla di ’salari più alti e meno tasse’ senza spiegarmi dove cazzo li prenderà i soldi, come e quando.
Saluti
Lesandro, mi hai frainteso.