Noi ci troviamo al confine di un’epoca. Il mondo com’è stato finora non ha cercato altro che di guadagnarsi la vita, si è preoccupato della vita.
Tutte le attività vengono messe in moto per la vita terrena o per quella celeste, per la vita eterna, si brama il «pane quotidiano» (“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”); ci si preoccupa della «cara vita» oppure della «vita nell’eternità», ma in tutti questi casi lo scopo della tensione e della preoccupazione appare lo stesso: la vita.
Riconsideriamo la cosa da un’altra prospettiva: chi si preoccupa solo di vivere dimentica facilmente, a causa di questa preoccupazione angosciosa, il godimento della vita. Se gli interessa solo di vivere e pensa “Purché resti in vita!”, non dispiega tutte le sue forze per usare la vita, cioè per goderla.
Ma come si usa la vita? Consumandola! Godere la vita significa usarla, consumarla. Ebbene, il godimento della vita è appunto quello che noi cerchiamo!
Ma cosa fa il mondo religioso? Cerca la vita.
«In cosa consiste la vita vera, la vita beata? Come la si può raggiungere? Che cosa deve fare l’uomo e come deve diventare per essere un vero vivente? Come può adempiere questa missione?».

Chi poneva queste domande cercava prima di tutto se stesso nel senso della vitalità vera. «Quel che sono non è che ombra e fumo; quel che sarò è il mio vero io».
Dar la caccia a quest’io, attuarlo e realizzarlo costituisce il difficile compito dei mortali, che muoiono solo per risuscitare, che vivono solo per morire, che vivono solo per trovare la vita vera.
Io non posso mai rallegrarmi di me, invece, finché penso che devo ancora trovare il mio vero io e che chi vive in me non sono io, ma è Cristo o qualche altro io spirituale, cioè qualche fantasma, l’essenza dell’uomo e simili.
[…] Si cerca se stessi, perciò non si ha ancora se stessi, si aspira a ciò che si dev’essere, perciò non si è. Si vive nello struggimento: per secoli si è vissuti in esso, si è vissuti nella speranza.

Ma bene altra sarà la vita di chi vive nel godimento!
[…] Se il godimento della vita vuole trionfare sullo struggimento per la vita, sulla speranza, esso deve vincere sull’ideale e sulla vita, deve cioè schiacciare la miseria spirituale e quella materiale, cancellare l’ideale ed insieme il travaglio per il pane quotidiano. Chi deve logorarsi la vita per sopravvivere non può goderla e chi va in cerca della sua vita non l’ha ancora e quindi non può goderla nemmeno lui: l’uno e l’altro sono poveri («Beati i poveri…!»).
Ecco delle persone che bramano la vita vera: non hanno alcun potere sulla loro vita presente, ma devono usarla per conquistarsi a questo mondo la vita vera e quindi la sacrificano completamente in quella ricerca e per quello scopo. Nel caso di queste persone religiose che sperano nella vita eterna e considerano la vita terrena come una semplice preparazione per l’altra, salta subito agli occhi la subordinazione della loro esistenza terrena, da loro posta completamente al servizio della speranza in quella vita celeste… […]

Una distanza enorme separa le due concezioni: nell’antica io vado verso me stesso, nella nuova parto da me, in quella aspiro a trovarmi, in questa mi posseggo completamente e faccio di me ciò che si fa con ogni altra proprietà: godo di me come più mi piace. Io non mi curo più della vita, ma la «spendo».”

Max Stirner - “L’unico e la sua proprietà“, pagg. 334, 335, 336.



One Response to “Chi cerca, chi gode”  

  1. 1 oscar

    belle pagine, davvero.

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