Scremare Max

Superfluo rammentare che un libro - di qualsiasi genere - per comprenderlo nei suoi tratti caratteristici deve necessariamente esser letto dalla prima all’ultima pagina (ovvio!). La conoscenza del prologo e dell’epilogo di un’opera si mostra essenziale quand’anche si volesse sottoporre a giudizio critico la medesima.
Dico questo perché qualche settimana fa parlavo di Max Stirner e del suo “Unico”: entusiasmato dalla lettura delle prime (sole) duecento pagine, mi ero lasciato andare (nei commenti) in dichiarazioni “affettuose” verso lo stesso, sposando appieno le sue idee (-> 1ps dovrebbe ricordarsene…). Potrei dire - fu colpo di fulmine perché attratto da un pacato e ragionato nichilismo (non ancora del tutto palesato…appunto) e da lucide critiche (seppur fin troppo feroci) alle discrasie generate dai sistemi liberali del tempo (del tutto simili, sotto taluni aspetti, a quelle odierne). Il prosieguo della lettura, tuttavia, mi ha disvelato uno Stirner che definire anarchico potrebbe sembrare un eufemismo: egli si proietta oltre ed anche più, direi. Ad ogni modo, credo sia paradossale (per sua parte) mostrarsi, da un lato, critici e feroci verso i sistemi liberali per quel viscerale egoismo adottato dai medesimi nei confronti dei singoli e, dall’altro, nascondersi per difesa/per ripicca in un altrettanto egoismo individualistico, da superare - addirittura- qualsivoglia filosofia anarchica. Chi ha curato la diffusione di quest’opera, tuttavia, scrive (in calce) che l’autore non va considerato un anarchico, anche e soprattutto perché le tematiche politico-sociali sono affrontate dal medesimo con (un velato, aggiungerei) spirito sarcastico (e non senza intenti provocatori, “riaggiungerei”). Bah! Chissà! Di certo - a prescindere dal sarcasmo e seppur la lettura non abbia ancora conosciuto il suo epilogo - ho (potuto e) dovuto necessariamente scremare quel giudizio positivo manifestato in illo tempore sull’autore, conglobando quindi in esso solo talune linee di pensiero: tra cui, alcune stoccate (assestate) ai sistemi comunisti, liberisti che riportai in qualche post addietro (da rifiutare, invece, la sua pretesa egoistica di libertà assoluta dallo Stato). Inevitabilmente - per credo personale - congloberei poi (di sicuro) la sua netta posizione anticlericale: perché, sia beninteso, dalla chiesa si può o, meglio, si deve pretendere libertà assoluta. Teniamoci pure la figura bucolica del pastore, rigettiamo di contro quella costruita dagli apparati “clerical-chic”, quella che - per intenderci - le pecore ama tosarle per realizzare zerbini da sottoscala.
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Andiamo bene: l’unica cosa che dovevi imparare da Max, cioè la libertà dallo stato, è l’unica cosa che hai rifiutato categoricamente
Guarda - ad oggi - mi sento abbastanza “libero” dallo Stato…(meno dalla chiesa), quindi non avverto tutto ’sto peso addosso.
Del resto - come su scritto - le sue obiezioni si fondano su un grosso paradosso. E lì che casca il suo articolare.
Sgembo forse è per l’anarchia. ma il problema dell’anarchico è che chiede libertà dallo Stato per il suo popolo per sottoporlo poi al sopruso e al dominio delle singole libertà personali. L’anarchico pensa che una volta sciolto dai vincoli statali possa vivere la vita come vorrebbe. ma non è così
Fra erano anni che cercavo uno come te! Allora siamo d’accordo, da oggi sarai “libero” dal sottoscritto, ecco come faremo:
1) Mi darai il 50% di tutto quello che guadagni
2) Mi dari il 20% di tutto quello che spendi
3) Se compri qualche cosa di “particolare” mi dovrai altri balzelli, per esempio se compri 10 euro di benzina dovrai darmi 30 euro di accise.
4) Da oggi in poi deciderò io tutto quello che puoi leggere,vedere,ascoltare e scrivere. A mio insindacabile giudizio (è per il tuo bene).
5) Da oggi in poi deciderò io tutto quello che tu puoi mangiare, bere, fumare o assumere in altri modi (è per il tuo bene).
6) I tuoi figli gli educherò io con i principi che io ritengo giusti, anche se non sono i tuoi (è per il loro bene).
7) Da oggi posso sequestrarti tutto quello che hai, a mio giudizio.
9) Da oggi avrò il potere, sempre a mio insindacabile giudizio, di scrivere e riscrivere queste regole tutte le volte che voglio.
10) Se non hai capito qualche regola, o non sei d’accordo, non importa: tu da oggi devi ubbidire e pagare il dovuto perché da oggi tu sei un uomo “libero”.
U.
Per la cronaca: sono un libertario e un miniarchico, cioè un fautore dello stato minino.
E’ molto più facile essere liberi in un paese con 60 milioni di soprusi e domini personali tutti in conflitto tra di loro, che in un paese con un solo enorme e onnipotente sopruso e dominio statale.
La libertà storicamente è sempre stata il frutto di un contrasto tra poteri equivalenti.
Credimi sgé, sapevo che saresti tornato a bacchettare il principio rappresentativo con tutto quelle che ne discende: in primo luogo, l’imposizione fiscale. Lo sapevo!
Però - voglio dire - si può legittimamente attaccare/criticare il sopruso fiscale operato da questi governi (di dx e di sx), ma di certo non possiamo pensare ad un sistema sociale radicalmente diverso da quello attuale. Un sistema dove ognuno di noi possa sentirsi scevro da qualsivoglia limite: era la condizione in cui si trovavano i primitivi…, l’uomo erectus, e via discorrendo.
Ecco, si può, si deve cercare un rimedio a quelle distorsioni, ad es.: elevare i salari, gli stipendi, abbassare la pressione fiscale, ridimensionare il valore di alcuni beni, ridistribuire la ricchezza in modo ragionato ( e ribadisco: ragionato). Non di certo applicarsi come questa sinistra: che bacchetta chiunque, lavoratori autonomi e non, professionisti, proprietari di appartamenti, ecc. Qui si spara sul mucchio. E sia beninteso: a noi non interessa se i vari Berlusconi, Moratti o Agnelli vengano colpiti ed affondati, a noi interessano i ca**i di casa nostra (prima di tutto). E qui si ritorna nell’egoismo.
Ed è proprio qui che bisogna correggere il tiro: la nostra vita gira introno al denaro - inutile precisare - e la smettesse il papa di raccontare fregnacce alla gente su cose che non esistono. Se, ad es., il sottoscritto non avesse soldi, non avrebbe - di conseguenza - salute (sciocco pure ribadirlo). L’uomo senza denaro o con poco denaro - nella società liberista - è l’immagine della morte (imago mortis).
Però, caro Sgembo, non è la legge dello Stato in sè - e concludo - che rende l’uomo schiavo, ma è la legge fatta male, quella fatta - possiamo dire - per impoverire.
E la sinistra, in questo, ci sta riuscendo: anche se - va pur detto - il percorso verso la povertà il ceto medio italiano lo ha incontrato già negli anni ‘90.
Ad ogni modo, i servizi pubblici servono, ergo, qualcuno dovrà pure farsene carico: chì se non noi? Il fondamento delle tasse sta qui: e serivirebbe pure poco per garantirceli. Purtroppo si finanzia altro: gli armamenti, eccetera, inutile elencare quanto a noi appaia superfluo.
Ed infine, ti dirò - respirando la stessa aria che respiri te - che, oggi, a vario titolo e grado tutti si lamentano: pure quelli che non dovrebbero. Voglio dire: se si lamenta Silvio, buona lamentela a tutti!!!!
“”Per la cronaca: sono un libertario e un miniarchico, cioè un fautore dello stato minino.”"
Mi sta benissimo.
“Però - voglio dire - si può legittimamente attaccare/criticare il sopruso fiscale operato da questi governi (di dx e di sx), ma di certo non possiamo pensare ad un sistema sociale radicalmente diverso da quello attuale”
Ma parla per te
(es. http://it.wikipedia.org/wiki/Murray_N._Rothbard)
“Ed è proprio qui che bisogna correggere il tiro: la nostra vita gira introno al denaro - inutile precisare - e la smettesse il papa di raccontare fregnacce alla gente su cose che non esistono. Se, ad es., il sottoscritto non avesse soldi, non avrebbe - di conseguenza - salute (sciocco pure ribadirlo). L’uomo senza denaro o con poco denaro - nella società liberista - è l’immagine della morte (imago mortis).”
Certamente, proprio per questo la questione fiscale è fondamentale e di facile comprensione. Molto più complicata ma ugualmente importante è la questione monetaria.
“Però, caro Sgembo, non è la legge dello Stato in sè - e concludo - che rende l’uomo schiavo, ma è la legge fatta male, quella fatta - possiamo dire - per impoverire.
E la sinistra, in questo, ci sta riuscendo: anche se - va pur detto - il percorso verso la povertà il ceto medio italiano lo ha incontrato già negli anni ‘90.”
In ambito fiscale, è proprio il concetto di governare l’economia che crea impoverimento. Negli altri ambiti lo scandalo è che io debba essere in qualche modo governato da persone che se le incontri per strada giustamente ti dicono “Lei non sa chi sono io!” :))
“Ad ogni modo, i servizi pubblici servono, ergo, qualcuno dovrà pure farsene carico: chì se non noi? Il fondamento delle tasse sta qui: e serivirebbe pure poco per garantirceli. Purtroppo si finanzia altro: gli armamenti, eccetera, inutile elencare quanto a noi appaia superfluo.”
Potendo scegliere, allo stesso prezzo, un’ospedale pubblico e uno privato, in quale andresti? E tra una scuola pubblica e una privata?
Il modo più efficiente per eliminare le spese superflue è l’autogestione delle proprie risorse, cioè la privatizzazione dei servizi.
Certo tu dirai: e i poveracci? Ammetto che forse un residuo di servizi sociali potrebbe essere ineludibile. O forse no, si dovrebbe provare, se restituisci alla gente il 75% dei soldi che gli viene estorto da fisco…
Ti vengo incontro Sgembo, chiediamoci: esisterebbero i poveri se non vi fosse imposizione fiscale?
Credo di no!
Pensa: se il locatore si ritrova un bel gruzzoletto di soldi da pagare (perchè in finanziaria è stato deciso di bacchettare costoro), il locatario di conseguenza c’avrà un bel gruzzoletto di affitto da pagare. Illogico scaricare poi le colpe sul locatario. No?
Ancora: se il produttore di pasta, tv, ecc., si ritrova un altro bel gruzzoletto di tasse da pagare, di conseguenza il consumatore si ritroverà quei beni di consumo inflazionati.
E’ una catena… Così si arriva a fine mese e chi aveva poco ha sempre di meno, fino a svanire nel nulla.
Ricordi quel cartellone di rifondazione comunista: “lasciamo che i ricchi piangano” o cose simili… Non aggiungo altro, anzi, lasciamelo dire: stronzate più grosse le udite solo dal papa.
In defintiva:
- l’imposizione fiscale è la forma di pizzo legalizzato.
- l’imposizione fiscale - dopo la religione - è la causa di tanti mali sociali…
ci dovrebbero essere più persone come te Fra…
(Comunque credo che in qualche misura la povertà esisterebbe lo stesso, anche risolvendo la questione fiscale e quella monetaria. Probabilmente però uscire dalla povertà sarebbe molto molto più facile di ora)
Con quei presupposti la figura dell’uomo povero potrebbe scomparire del tutto (è più di una sensazione).
Stenterebbe a perire, di contro, quella dell’uomo disagiato..
Hai ragione, ai rom se gli offri vitto e alloggio, prenderebbero di sicuro solo il primo. Sai, amano l’aria aperta