Fanculo x direttissima
Da più parti, di questi tempi, si sente parlare del cd. giudizio per direttissimo. Si tratta di un rito speciale, un procedimento con finalità deflattive, o meglio accellerative (del dibattimento). In sostanza, si perviene al giudizio saltando altre fasi del procedimento, che sarebbero, invece, essenziali qualora si procedesse con rito ordinario. In altre parole, il giudizio ad oggetto salta l’udienza preliminare, portando l’imputato davanti al giudice per il giudizio. E’ lo stesso pubblico ministero che porta l’imputato davanti al giudice dibattimentale: presupposto per instaurare detto rito è l’arresto in “flagranza di reato”. In tali casi, la prova, di regola, è schiacciante al punto tale da consentire la soppressione di talune garanzie difensive esplicabili davanti al GUP.
Insomma, si chiede, da più parti, certezza della pena: ebbene l’uso sistematico di questo rito potrebbe rappresentare un valido strumento per una pronta risposta dello Stato di fronte ai casi di colpevolezza (apparentemente) certi.
Tuttavia, il primo intoppo è che il p.m. non è obbligato (in caso di arresto in flagranza) ad intraprendere questa strada: e detto punto potrebbe essere oggetto di riforma, rendendo obbligatoria la presentazione dell’arrestato davanti al giudice per il giudizio diretto.
Va, altresì, detto che per intraprendere lo stesso procedimento vi sono due strade: presentazione dell’arrestato al giudice per il contestuale giudizio di convalida dell’arresto (ricordo che l’arresto, alla stregua dell’art. 13 cost. è una misura che necessariamente deve essere convalidata dall’autorità giudiziaria, pena la sua invalidità) e di merito.
In alternativa, però, il p.m. può chiedere la convalida dell’arresto al GIP, e solo a convalida ottenuta può presentarsi davanti al giudice dibattimentale per il successivo giudizio di merito. Ecco, questo potrebbe essere un altro punto oggetto di riforma: invero sarebbe auspicabile eliminare questa facoltà in modo da evitare inutili colli di bottiglia. Ciò perché il Gip ha un mucchio di cose da fare: è il giudice che decide sull’archiviazione o sulla richiesta di rinvio a giudizio; è il giudice, come detto, della convalida dell’arresto e del fermo di indiziato di delitto; è il giudice che provvede alle eventuale richieste, presentategli dal p.m., di intercettazioni telefoniche; è il giudice della convalida dei sequestri, ecc. ecc. Insomma, davanti a questo giudice si svolgono molteplici attività.
Ecco, la convalida dell’arresto in flagranza – proprio per la funzione cui vuole adempiere detto rito - potrebbe essere soppressa dal lungo elenco delle attività che il Gip deve svolgere, se richieste dal p.m.
Tempo fa lessi un libro di D’Ambrosio, il quale spiegava che la procura di Milano, per evitare proprio quei colli di bottiglia, sposò l’idea di portare tutti gli “arrestati in flagranza” direttamente davanti al giudice dibattimentale, evitando così la frenante e defaticante convalida da parte del Gip. Quindi i sistemi per accellerare la macchina giustizia ci sono, basta aver un po di passione lavorativa.
Insomma, in più post mi son sentito obbligato nel difendere alcuni magistrati: in questa sede, di contro, vorrei fanculare quei magistrati, come dire, fannulloni ed incapaci, che, a vario titolo e grado, riescono, de facto, ad imbottigliare un sistema giustizia già, per altri e diversi versi, martoriato. Fanculo, nell’occasione, anche quei magistrati che, per inerzia o compiacenza, sono collusi con la criminalità organizzata.
Se le cose continueranno su questa strada, in luogo della certezza della pena avremmo, sicuramente, certezza di incapacità e di illegalità.
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