L’espediente

31Ott07

Nel nostro ordinamento, esiste un espediente a cui fanno ricorso, sovente, i grossi imprenditori, titolari di grosse società. Costoro per non esporre al cd. rischio di impresa il proprio patrimonio personale fanno ricorso alla figura del cd. imprenditore palese o prestanome, che compie in proprio nome i singoli atti di impresa. L’imprenditore occulto, invece, è il dominus dell’impresa, pur non palesandosi come imprenditore di fronte ai terzi. A tal fine si costituisce, con un parente o amico compiacente, una S.p.A. dotandola di un modesto capitale quasi tutto in proprie mani. Di fatto, però, ogni decisione sarà adottata dal socio che ha la quasi totalità delle azioni (cioè, dall’imprenditore occulto, appunto).
Senza scendere in tecnicismi inutili, arrivo al sodo: ossia ai non pochi pericoli cui andranno incontro gli eventuali creditori qualora gli affarucci andassero male, poiché il prestanome utilizzato dal dominus, sovente, è nullatenente (rectius: un finto pezzente) o titolare di società con capitale irrisorio.
Di certo i creditori potranno provocare il fallimento del prestanome, tuttavia, data l’insufficienza del relativo patrimonio, costoro ben poco potranno ricavare dal fallimento… (…le briciole, potremmo dire): il rischio di impresa ricade, ergo, tutto sulle loro povere chiappe. E’ un fenomeno, questo, che negli ultimi anni ha seminato parecchie vittime innocenti: inutile ora continuare a disquisirne.
Ma non c’è nulla di illegale: il quadro su esposto è delineato espressamente da disposizioni di legge. Cioè, la legge prevede la liceità dell’esercizio dell’attività di impresa in regime di responsabilità limitata attraverso le modalità su esposte. Si tratta di una scelta discutibile, operata da un legislatore che - come sovente vado sostenendo - si immedesima sempre più con i soggetti più forti: con la casta più forte. Potremmo dedurre che la classe imprenditoriale è ben rappresentata tra i banchi parlamentari: i loro interessi sono ben tutelati, per gli altri la cenere.

Infine, un dato statistico: in Italia vi sono più di 60.000 leggi, in Francia appena 5.000. Il dato, tuttavia, diventa più allarmante quando ci si accorge che in questo sconfinato mare di leggi (che arreca solo danni al sistema) solo quella risicata minoranza riesce a sghignazzarci, tutti gli altri, di contro, ci si perdono.

Le leggi sono moltissime quando lo Stato è corrottissimo. Tacito



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