Taluni esponenti politici sostengono che il Pm di Catanzaro non si sarebbe attenuto alle regole, violando palesemente il cd. segreto investigativo e i diritti di difesa. Ciò perché sui giornali sono stati schiaffati numeri di cell., nomi e quant’altro. Balle!
Ora, premettiamo che il segreto investigativo è un istituto che è funzionale, necessario alla (proficua) prosecuzione delle indagini stesse, e in alcun modo si pone a tutela dell’indagato. Invero, durante tutta la prima fase del procedimento penale le possibilità difensive sono ridotte al minimo (proprio per la segretezza che caratterizza questa fase), almeno fino a quando le indagini stesse arrivino alla loro conclusione (max 18 mesi; 2 o più anni per quelli di mafia, ecc.) o che l’indagato non ne sia venuto, in qualche modo, a conoscenza (es., con l’informazione di garanzia, ecc.).
Ora, il segreto investigativo - come si è premesso - è un istituto a tutela delle indagini stesse, tanto è vero che l’art. 329 c.p.p. dopo aver precisato, al comma 1, che “gli atti del Pm e della polizia sono coperti dal segreto” [...], si affretta a disporre, al comma 2, che “quando è necessario per la prosecuzione delle indagini il Pm può [...] consentire [...] la pubblicazione di singoli atti o parti di essi”. Insomma, è previsto che durante il corso delle indagini il Pm possa disporre una fuga calcolata di notizie per captare le eventuali reazioni dell’indagato.
Non si è capito, tuttavia, se questa fuga di notizia sia stata disposta dal Pm con decreto o meno: se fosse data per vera la seconda ipotesi, si potrebbe anche immaginare che qualche talpa abbia dolosamente divulgato notizie riservate, per mettere in avvisaglia gli indagati. Quindi è difficile capire se queste pubblicazioni siano giovate alle indagini stesse ovvero agli indagati. Lo capiremo, forse, quando si pronuncerà il CSM.
Ma quand’anche fosse vero che il Pm avesse deciso di travalicare qualche regola, io, indagato, se fossi pulito non avrei di che lamentarmi, no? E, poi, cerchiamo di immaginare in quali condizioni è costretto a lavorare questo Pm. Con un procuratore capo che è l’assistito, in un processo civile, proprio del senatore-avvocato Pittelli (FI), indagato nell’inchiesta “Poseidone”. Un procuratore capo che pare sia l’informatore principale degli indagati. Un Pm, immaginiamo, che si trova nella condizione di un topo in gabbia, con un numero sconfinato di gatti che gli girano attorno. Una procura dalla quale, a detta dello stesso Pm, tutto può trapelare, tutto può finire nel nulla.
Ma, poi, la gente si chiede: se gli indagati fossero innocenti (e saranno i processi a dirlo), che fine hanno fatto tutti quei milioni di €uro destinati alle infrastrutture calabresi? Dove? Chi li ha intascati? Mago Zurlì?



No Responses to “I fondi non tornano”  

  1. No Comments

Leave a Reply