Mi sono commosso nel vedere Ferrara indossare le vesti di avvocato difensore di Mastella. Secondo il primo la Rai, poiché è un servizio pubblico reso al cittadino, non dovrebbe parlare male di Mastella. Ha parlato di gogna mediatica quest’ultimo, suffragato dal primo: come se entrambi stessero leggendo lo stesso copione. Addirittura si è abbozzato un lieve richiamo a tangentopoli. Roba da pazzi!
Stasera Santoro ha tutto il diritto di disquisire sul caso De Magistris: questo modo di fare politica ha rotto le balle un po’ tutti. Porta a Porta, poi, è il servizio pubblico delle paradossalità: si parlava di sistema giustizia e lì seduto ci stava, appunto, Mastella. Come al solito si colpiva il magistrato di turno, poiché aveva disposto un permesso premio per un brigatista. Ora, voglio dire: se il permesso premio è previsto da precise disposizioni di legge, e a patto che sussistano precisi presupposti, è logico che un magistrato ne faccia uso. Non possiamo pretendere dal magistrato di sorveglianza che, oltre a realizzare questa sua funzione, espleti pure quella di mago. Se ‘sto cazzo di brigatista teneva una buona condotta in carcere, rientrava nei suoi diritti la possibilità di poter usufruire di questo permesso premio o no? Se, poi, questo esce dal carcere e delinque non è colpa del magistrato, perché la legge - si ripete - non richiede che esso sia un mago.
Se un ipotetico detenuto usufruisce di un permesso premio e, abusandone, torna a delinquere la colpa è solo ed esclusivamente sua.
La giustizia non funziona, sì, ma per altre ragioni: di certo, non perché come dice Maroni non c’è certezza della pena, che - sempre secondo lo stesso - si tratterebbe di un principio (questo) condizionante un altro principio, quello della rieducazione del reo. Voglio dire: se il detenuto Tizio esce dal carcere il 4 ottobre del 2007, in anticipo di 2 anni sulla pena da espiare, perché fruisce di un indulto, e decide di tornare a delinquere, non sarà mica colpa dell’indulto. Invero, non si può non convenire sul fatto che se il detenuto Tizio uscisse, di contro, dal carcere il 4 ottobre del 2009, cioè il giorno in cui la sua pena venga scontata in toto, nessuno potrà mai garantirci che Tizio non tornerà a delinquere. Insomma, Maroni usa il tipico luogo comune per raccattare voti, e nessuno dei presenti sapeva o poteva controbattere: in perfetto stile “via col vento”, insomma.
Ecco, Mastella: non è la malattia, ma il sintomo. Se si ha la tosse, si combatte la tonsillite (con lo sciroppino) no? Un esempio: acclarato che l’Italia sia un paese con un alto tasso delinquenziale, potremmo dedurne che ciò dipenda dal fatto che, in buona parte, l’italiano ha - come dire - una precostituzione genetica all’illecito. Ciò è dimostrato, ad es., dalle ingenti somme evase al fisco, o/e dai grossi carichi di notizie di reato che soggiacciono, solitarie, per anni sulle scrivania dei giudici. Qualche padano potrebbe obiettare: e gli stranieri dove li metti? Un altro, stolto, luogo comune: non foss’altro perché si richiede sempre, a questi ultimi, l’integrazione… Loro si integrano eccome, ma purtroppo anche nel delinquere (come dire: una integrazione pressoché totale). Gli stranieri, dunque, sono nella stessa posizione di Mastella: rappresentano cioè il sintomo della malattia. A questo punto, credo si possa svelare quello che, qualcuno di voi, ha già intuito. E cioè che la malattia siamo noi stessi, cittadini di questa terra martoriata da qualsiasi forma di illecito. L’unica cura può partire dal nostro sistema immunitario (mi sia consentita la metafora), perché non è conosciuto il virus che la determina. Cominciamo noi a dare del buon esempio; poi loro, forse, ci seguiranno.
Il problema giustizia, di conseguenza, può essere risolto solo con un atto di responsabilizzazione generalizzato: dal magistrato (che dovrebbe impegnarsi rigorosamente nell’organizzare il lavoro del suo ufficio, per renderlo così efficiente) al singolo cittadino (che dovrebbe imparare ad ingoiare quel boccone “amaro” chiamato legalità). Nessuno escluso, sia beninteso. Quando - e se - ciò avverrà, è altamente probabile, che di fronte alle nostre palle non ci saranno più politici come Pastella & simili. Insomma, la legalità deve venire dal basso, se vogliamo riscontrarla in alto. Quando ciò avverrà, saranno risolti tutti i mali che, a tutt’oggi, affliggono la giustizia italiana.



No Responses to “Giustizieri et garantisti, un classico”  

  1. No Comments

Leave a Reply