Transpost

18Mar07

Non so se l’annunciata legge Mastella verrà approvata o meno, ma a me piace e non piace. Molti quotidiani, in questi giorni, hanno pubblicato, con diverse sfaccettature, le intercettazioni dell’ordinanza del Gip Jannuzzi: il povero Sircana è stato schiaffato in prima pagina dal quotidiano di “forza Italia”. Gli altri hanno preferito non farlo. Ma, come dire, c’è chi risponde al suo buonsenso, c’è chi, invece, risponde al suo cinismo professionale: ce la vie! Con la nuova legge, tuttavia, non vi sarà più spazio nemmeno per queste decisioni: la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni sarà sempre e comunque vietata (almeno secondo quanto me parso di capire..). Insomma, si vuole usare lo scudo della privacy per tappare la bocca all’informazione: non vedo altra ragione, anche e soprattutto perché l’intercettazione riguardante ad es. Sircana sarebbe comunque venuta fuori in sede dibattimentale, alla luce della pubblicità che caratterizza tale fase del processo penale. Sarebbe emersa in sede dibattimentale perché volente o nolente il fotografo è stato incarcerato anche per le questioni relative alla persona Sircana.
Quello che, invece, di questa conclamata legge potrebbe essere apprezzato è la previsione del divieto di pubblicazione degli atti d’indagine (anche quelli non più segretati) fino alla conclusione della udienza preliminare. Ma, l’uso del condizionale è d’obbligo, poiché se è risaputo che l’udienza preliminare costituisce un filtro destinato a bloccare le accuse infondate (la sua principale funzione è di garanzia nei confronti dell’imputato: tanto è vero che si consente addirittura l’assunzione di prove; il g.u.p., in sostanza, controlla nel merito tutta la fase delle indagini preliminari) va pur detto che nella stragrande maggioranza dei casi l’imputato preferisce rinunciarvi chiedendo che il processo vada immediatamente al dibattimento: logicamente perché quest’ultimo da più garanzie di difesa. Il che, detto in parole spicciole, non vuol dire altro che al termine dell’udienza preliminare ci si può trovare di fronte una “posizione penale” non ancora definita, simile in tutto e per tutto a quella sussistente quando il soggetto era meramente indagato del fatto costituente reato. Ergo, mi chiedo: a cosa cacchio potrà servire rinviare la discovery ad un momento successivo alla conclusione delle indagini disposta dal p.m.? Insomma, le cose dovrebbero rimanere così come sono: il codice di procedura penale è un signor codice sotto questo aspetto, il nostro problema a mio avviso non risiede nella disposizione normativa, ma in chi la applica. In questa italietta [dove tutto è diviso in due - Vespa preferisce, invece, parlare di Italia spaccata.. - dove c'è chi si schiera con i magistrati e c'è chi, di contro, si schiera con i giornalisti] dovremmo, a mio avviso, un pò tutti sottoporci ad una sana autocritica.
Ma una lancia a favore degli intercettati la voglio, tuttavia, spezzare: perché se, da un lato, è pur certo che v’è il diritto del cittadino ad essere informato, dall’altro, rimane pur sempre da soppesare il dramma personale: un dramma che, a mio avviso, potrebbe lievitare a dismisura qualora il soggetto intercettato più che carnefice appare essere una vittima, ed il caso Sircana docet.
Ora, però, vado a letto che è tardi.



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