Mostro pro nobis
Il criminologo Ruben De Luca - in un suo libro intitolato: “Omicida e artista; Le due facce del serial Killer” - analizza i profili soggettivi dei più inquietanti assasini seriali degli ultimi 50 anni. Nei vari profili soggettivi analizzati c’è uno stretto intreccio, perverso, tra l’arte e la follia umana. Peraltro viene appalesato, in modo netto, la follia (criminale) che risiede in molte rappresentazioni artistiche di alcuni illustri personaggi come Salvador Dalì. Ma questa è un altra storia. Due assassini seriali, per il momento, suscitano curiosità, e si tratta di Adolf Hitler (definito dall’autore un serial Killer di massa/atipico) e Pietro Pacciani. Ma il profilo criminal-artistico di quest’ultimo ha delle specificità che vanno necessariamente rimarcate, e quindi lasciamo Hitler da parte, almeno per il momento. Innanzitutto va premesso che Pacciani realizzò molti disegni, e li realizzò sul retro delle pagine di un librettino dattiloscritto intitolato “La Passione di Gesù”. Si tratta di un testo di meditazione e preghiera che tratta la sofferenza e la morte di Cristo, ed è molto probabile che l’inserimento di questi disegni proprio su questo librettino non sia stata casuale, ma dettata dalla precisa volontà di mischiare l’argomento della religiosità con la violenza, il sesso estremo e la morte. Vi sono molte altre figure, ma la rappresentazione della bestialità raffigurata nel disegno sottostante - spiega l’autore - raggiunge l’apice e non è più soltanto simboleggiata dalle azioni perverse dell’essere umano (cliccate sul link per decifrare meglio il disegno e per osservare un altro disegno), ma è mostrata direttamente con l’introduzione di una figura animalesca reale, un gorilla intento a defecare e, contemporaneamente, ad eiaculare con il membro eretto.leggi il seguito
Clicca qui per l’immagine ingrandita
La scelta di disegnare una scimmia non sembra affatto casuale, essendo il più antropomorfo degli animali, quindi quello che meglio riesce a sintetizzare l’unione fra l’uomo e la bestialità, spiega De Luca. Accanto al gorilla, è raffigurata una donna che indossa una minigonna e regge in mano un fucile; una didascalia ci informa che si tratta di una “donna a caccia di uccelli e brava”, dove il doppio senso erotico sulla parola “uccelli” è decisamente voluto. Sotto il gorilla, c’è l’immagine di San Gabriele Arcangelo: ed ecco che si completa la rappresentazione simbolica di una perversione che unisce l’eccitazione bestiale (il gorilla), la vittima designata e compiacente (la donna-puttana a caccia di uccelli) ed una sorta di religiosità missionaria (l’angelo). Come figure di contorno ci sono due cervi in lotta fra loro, la cui immagine accresce la dimensione di violenza del disegno; ma l’elemento più importante si trova in basso a destra: la rappresentazione di un’automobile, un’utilitaria, presente in tutte le scene dei crimini del Mostro di Firenze. Dunque, qual’è il filo conduttore tra l’artista e il seriale omicida? Il primo crea opere di vita, il secondo opere di morte - ovvero i corpi martoriati delle vittime - che nessuno essere sano di mente vorrebbe mai essere costretto a contemplare. Infine, v’è un dato costante, che si evince, sovente, anche in molti altri profili soggettivi analizzati dall’autore stesso, che è la convinzione, impressa nelle menti contorte di questi luridi assasini, di essere missionari di un Dio o, comunque, di un qualsiasi altro personaggio legato alla religiosità, che, nel caso in discussione, chiamasi San Gabriele Arcangelo…
Filed under: Riflessioni, tirannia |





Premettiamo però (forse è giusto e necessario) che certezze sulla colpevolezza del Pacciani, processualmente parlando, non ce ne sono, se non ricordo male.
Comunque al di là di questo, mi sembra molto convincente l’argomentare dell’autore e sarebbe interessante sapere in quanti casi di omicidi seriali il reo si sente investito di una funzione salvifica o comunque guidato da scopi o entità superiori.
in appello è stata comunque riconfermata la sua colpevolezza
Chiedo venia, non lo ricordavo.
assolto
“sarebbe interessante sapere in quanti casi di omicidi seriali il reo si sente investito di una funzione salvifica o comunque guidato da scopi o entità superiori”
sarai accontentato