logica proprietaria
La stratificazione sociale, da tempo, si costituisce intorno ad una delimitazione di spazi. In un preciso momento storico spazi comuni erano stati trasformati in oggetto di “proprietà solitaria ed esclusiva”. Questa possibilità, come allora, continua oggi ad essere preclusa a chi non è in grado di godere a pieno della logica proprietaria. E’ stato giustamente detto “povertà e privacy sono termini del tutto contraddittori”.
In effetti, una inchiesta condotta, qualche annetto fa, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca ha messo in evidenza il disagio degli abitanti causato proprio dalle modalità di costruzione degli alloggi, che li espropriavano delle più elementari condizioni di intimità, dal momento che la sottigliezza delle pareti fa sì che ogni movimento, atto d’amore, ritirarsi nel bagno poteva essere percepito dai vicini.
Ma come Tor Bella Monaca, altri quartieri romani presentano identiche problematiche: Tiburtino, Prenestino, ed altri. E’ ovvio che la vicenda della privacy si intreccia strettamente con la storia della Borghesia, “si presenta come momento di una più complessa operazione attraverso la quale la borghesia costituisce la propria identità all’interno del corpo sociale. La possibilità di godere pienamente della propria intimità è un connotato differenziale della borghesia rispetto alle altre classi: e la forte componente individualistica fa sì che quella operazione si traduca, poi, anche in uno strumento di isolamento del singolo borghese all’interno della sua stessa classe“. E’ ha ragione da vendere Rodotà!
Ma sia ben inteso, non si vuol far qui una crociata verso il borghese o verso la sua figlia prediletta, semmai una dura critica verso quella logica classista che lo stesso concetto di proprietà ha da tempo generato.
Amen
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Francesco,
cosa vuoi dire esattamente? Che la ‘logica proprietaria’ è cattiva perché la privacy si applica solo ai borghesi o in sé? Se le pareti di Tor Bella Monaca fossero meno sottili, e i poverelli ivi abitanti avessero un po’ di privacy, la ‘logica proprietaria’ sarebbe ancora da condannare? E l’appropriazione degli spazi comuni, storicamente avvenuta in un momento storico preciso (le ‘enclosures’ ecc.), è un fenomeno ‘ideologico’ da condannare sempre e comunque, o ha delle precise (e, mi permetto di aggiungere, ben note) ragioni economiche, che si racchiudono nei problemi di sfruttamento dei commons (tragedy of the commons, ecc.)?
Il problema non è rappresentato dall’appropriazione degli spazi comuni, ma dalle modalità - perverse - con cui si è proceduto alla costruzione degli edifici popolari: un mattoncino di 10cm - seppur contribuisce alla riduzione dei costi dell’impresa - non può assicurare all’inquilino quell’intimità di cui ognuno di noi ha necessariamente bisogno per poter goder di una quotidianità dignitosa e libera…
Certo la logica dei commons è e sarà la madre di tutte le “guerre” (e forse di qualche malattia cd. indebellabile..): la scarsezza delle risorse (territoriali, idriche, ecc.) ci condurrà verso ignoti scenari, che trascenderanno, tuttavia, il problema di cui qui si discorre (cioè la privacy).