Last Minute

10Dic06

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Esistono molteplici luoghi dov’è possibile godere pienamente di un proprio diritto. E’ proprio la possibilità di agire in tal modo pone ogni restrizione nazionale in forte concorrenza con le discipline meno rigide offerte da altri paesi. Lo “shopping planetario dei diritti” esiste da tempo: è da lungo praticato da quei soggetti economici che cercano dei luoghi dove svolgere la propria attività con il massimo profitto ed il minimo controllo. E a questo antico fenomeno si aggiunge ormai un crescenteturismo dei diritti” (S.Rodotà), al quale si ricorre per recuperare diritti negati nel paese d’origine. Lo hanno sempre saputo quelli che sono costretti all’emigrazione; o che, per sfuggire a varie forme di persecuzione, chiedono asilo politico. Nei tempi più recenti, di fronte alle limitazioni riguardanti la possibilità di decidere liberamente della propria vita, si è sviluppato un turismo abortivo, procreativo, del divorzio, dell’eutanasia. Turismo generato dalle proibizioni nazionali che vietano l’aborto, alcuni tipi di procreazione assistita, la possibilità del suicidio assistito. I diritti riproduttivi ed il diritto a morire con dignità spingono a cercare luoghi dove il nascere ed il morire avvengano in sintonia con i bisogni profondi di ciascuno. Alle svariate sfaccettature ed esigenze della vita, il diritto risponde con opportunismo e limitazioni (vedi legge 40 del 2004). Si sa che di alcune forme di turismo dei diritti si possono avvantaggiare soltanto gruppi di privilegiati: in Italia, la possibilità di praticare una interruzione della gravidanza in una clinica straniera specializzata è un “diritto” solo per chi detiene i mezzi economici necessari per potersi pagare i costi del viaggio e della permanenza. Il proibizionismo porta (indirettamente) ad un ritorno della cittadinanza censitaria, dal momento che l’accesso a determinati diritti è subordinato ad una condizione di reddito, esattamente come avveniva per l’esercizio del diritto di voto quando era negato ai non abbienti. Molti Stati (in gran parte europei) hanno preso atto di questo “provvisorio diritto d’asilo”, di questo contesto globale che consente di godere dei diritti negati nel proprio paese, ed hanno provveduto all’adeguamento delle proprie legislazioni nazionali. In Italia (”culla del diritto”), invece, è stato scientemente deciso che il godimento di quei diritti fosse privilegio di alcuni pochi.



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