Chiudo, via!

Quando un blog chiude, chiude perché, forse, non ha nient’altro da dire; chiude perché, forse, la sua quotidianità è scossa da venti di cambiamento; chiude perché, forse, chi lo cura medita partenze; chiude perché, forse, non conosce le ragioni per cui fu aperto. Chissà! Quel che è certo è che oggi articolo2 chiude i battenti, anche se, probabilmente, un giorno riaprirà, magari sotto falso nome*. Ora siamo a Giugno, un mese importantissimo, perché c’è la semina; poi arriverà Luglio e un po’ di relax; in autunno, inevitabilmente, soppeseremo il raccolto. Se avrà il giusto peso specifico, beh! Bingo! D’intanto ribadisco le mie dimissioni e saluto tutti: senz’altro gli amici – virtuali – elencati in blogroll (passerò di tanto in tanto a leggervi) e i lettori . Ciao!
[*]Ve ne sarà data pronta comunicazione.
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Encomio al relativismo

Dai finestroni del magistero cattolico echeggia continuamente un’attacco a quello che ormai pare essere una autentica “minaccia mortale”: il relativismo. Per gli stessi, la democrazia, in quanto relativistica, rappresenterebbe un problema.
G. Zagrebelsky – ancora nel suo “Contro l’etica della verità” – ci spiega che: “sulle questioni che la Chiesa giudica unilateralmente e inappellabilmente legate al suo deposito di verità, la democrazia deve tacere o, se parla, deve acconsentire. Se pronuncia parole diverse, questo è relativismo, sinonimo di disprezzo per la morale, edonismo, egoismo, nichilismo…, con il che essa si erge a maestra di tutta quanta la società, anche dei non credenti, e pretende di attribuire un plusvalore etico alle posizioni dei cattolici osservanti rispetto a tutte le altre”.
- E, infine, aggiunge -
“Eppure la democrazia – per tutto ciò che non riguarda i suoi fondamenti: tolleranza, uguaglianza, partecipazione politica, ecc. – è necessariamente relativistica perché si basa sulla libertà di coscienza di tutti i cittadini, e nel riconoscimento della libertà di coscienza consiste il suo titolo di maggiore nobiltà. Relativismo non significa affatto condanna delle convinzioni morali; non significa che una cosa vale l’altra e dunque nulla ha valore. Sul piano della vita individuale, significa che le convinzioni, i valori, le fedi sono, per l’appunto, relativi a chi li professa e che nessuno può a priori imporli agli altri; sul piano della vita collettiva, relativismo significa che queste relatività devono poter entrare nel libero dibattito per cercare condivise soluzioni normative ai problemi del vivere comune, senza veti pregiudiziali.
La democrazia deve essere orgogliosa di questo suo carattere. Tutte le volte che supinamente se ne scusa, chiede venia e quasi si vergogna, ripudia se stessa“.
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Tags: relativismo, religione
Herman Melville
“Meglio dormire con un cannibale astemio che con un cristiano ubriaco”.
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Giurì in corrida
La Cassazione, oggi, in tenuta repressiva, ci dice che dare del “dilettante” a qualcuno (specie se professionista) configura il reato di ingiuria.
Ieri, invece, in tenuta apostolica, annullava una condanna per violenza sessuale, perché a suo stretto giudizio “il jeans non è sfilabile senza la fattiva collaborazione di chi lo indossa“.
Beh, allora vi dirò: chi crede che un jeans si possa sfilare solo con la fattiva collaborazione di chi lo indossa è, certamente, un dilettante allo sbaraglio…
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Tags: Cassazione, news
Un limite ineliminabile
[...]Per il credente le verità sono una cosa già sistemata, un dato di fatto; per il libero pensatore sono una cosa che deve ancora venire sistemata. Il pensiero assoluto può essere agnostico quanto vuole, ma c’è un limite ineliminabile: esso crederà pur sempre alla verità, allo spirito, all’idea e alla sua vittoria finale: esso non pecca contro lo Spirito Santo. Ma ogni pensiero che non pecca contro lo Spirito Santo è fede negli spiriti o nei fantasmi.[...]
Max Stirner-L’unico e la sua proprietà, pag.361
Questo pezzo di Stirner, sotto l’aspetto concettuale, credo sia un capolavoro. Dallo stesso si evince un dato inoppugnabile: e cioè che il (sol) fatto di dubitare sull’esistenza o meno “dello Spirito Santo” offre all’agnostico, in effetti, una porta aperta, da dove, prima o poi, far entrare un proprio Dio, (magari) iper-personalizzato. Il “dubbio” non implica cioè una sostanziale rinuncia all’esistenza dello Spirito Santo, ma ne ammette implicitamente una velata presenza. Così facendo “non pecca contro lo Spirito Santo”, ergo, si mostra fedele agli spiriti ed ai fantasmi.
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Tags: agnosticismo, religione
Obiezione un c…o!
La 194 sotto certi aspetti è una pessima legge. Sarebbero necessari alcuni ritocchi, come ad es. nella parte in cui prevede la possibilità di dichiararsi obiettore di coscienza. Sotto questo aspetto, invero, la 194 arriva a legittimare, di fatto, angherie ed ostracismo verso la donna, e soprattutto legittima l’usurpazione di quel “diritto di scelta” concesso, oltretutto, dalla medesima legge. Le storie, inenarrabili, di questi ultimi trent’anni ci dicono quanto sia importante intervenire.
Un medico del resto – a mio avviso – non può obiettare; non si può cioè far convogliare nella professione medica la fede o motivi contingenti (perché poi di questo si tratta). Non possiamo, ergo, lasciare alla discrezionalità del medico simili scelte; insomma, non possiamo consentirgli una semplice lavata di mani.
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Il bluff

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Telegramma
Avevamo appena fatto una bella figura, presentandoci all’ONU con la richiesta di moratoria sulla pena di morte. Stop
Quintalotti Ferrara, con questa stupida proposta, rischia ora di rovinare tutto. Stop
Temo le risate dei nostri concittadini europei non appena verranno a conoscenza del fatto. Stop
Penso che ci prenderanno, come al solito, per il culo: non sarebbe tuttavia né la prima né l’ultima volta. Stop
FINE
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Tags: Attualità, news, politica
Prenda esempio
“Stop ai processi mediatici“! Sarei pure d’accordo con Calabrò, se non fosse per quel pizzico di faziosità che sicuramente caratterizza il richiamo censorio stilato oggi contro la rai. Verrebbe infatti da chiedersi: perché i processi mediatici riguardanti il caso Zornitta (poi prosciolto), il caso Cogne, l’omicidio di Perugia e via discorrendo dovrebbero essere leciti e non lesivi del contraddittorio, mentre quelli riguardanti Cuffaro e Mastella sarebbero illegittimi e lesivi del contraddittorio? E, poi, quale sarebbe la legge vigente che predisporrebbe per il contraddittorio negli studi televisivi? L’istituto del “contraddittorio” è garantito, dal diritto positivo, solo ed esclusivamente in una particolare sede: il tribunale. Non v’è legge, invero, che preveda il contraddittorio (esclusivamente) nel programma “Annozero”. Perciò, penso che qui l’unico fesso sia proprio il dott. Santoro, sì! Caro Santoro, Lei è un fesso! Glielo ripeto. Prenda esempio da Vespa e da Mentana: costoro non so’ fessi, perché sanno scegliere i processi giusti, quelli buoni, quelli che giammai lederebbero il “contraddittorio”.
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L’importante è fare “centro”
I democristiani dell’Udeur lasciano Prodi ed abbracciano Berlusconi; il democristiano Dini lascia Prodi ed abbraccia Berlusconi. Democristiani dell’Udc lasciano Berlusconi ed abbracciano Marini.
Non ci si capisce più nulla; l’unico dato sicuramente certo è che la prostituzione è di centro.
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Visto e considerato
Diciamocelo così, sinceramente, “pacatamente”: noi italiani (salvo qualche rara eccezione) siamo afflitti da un brutto male, ossia siamo troppo avvezzi a spalare merda sugli altri, ma mai – e sottolineo mai – una benché minima autocritica. Giorno dopo giorno amiamo praticare un opera ottusa di autoconvincimento, per arrivare di colpo a sentenziare che gli unici mostri di questo (fottutissimo) paese siano poi solo gli amministratori politici nazionali et locali. Fa comodo dimenticare – e abbandonare in uno spazio morto del nostro inconscio – un dato, logico e dimostrabile; e cioè che la causa delle tante inefficienze che caratterizzano questo paese (sanità e p.a. in primis) dipendano poi proprio dal sopruso e dalla inoperosità intellettiva e professionale degli operatori via via interessati, degli addetti ai lavori, quelli che poi di volta in volta occupano (a torto o a ragione) le piazze scioperanti, e cioè: operai, impiegati, medici, avvocati, giudici e via discorrendo. In materia di inefficienze occupiamo i vertici delle classifiche europee, o sbaglio? E ciò proprio grazie alla inoperosità di tanti ed al sopruso esercitato da quelli che a vario titolo e grado possono usufruire di un qualsivoglia genere di potere – mi sia consentita la franchezza! Troppo facile, allora, prendere di mira chi vive sotto i riflettori per tempo; troppo facile prendersela con i vari Mastella, Berlusconi etc. per poi etichettarli, senza indugio, come disonesti o come mostri: meno facile – e me ne rendo ben conto – è riuscire a convincersi che la loro disonestà professionale non occupa poi una posizione gerarchicamente sovraordinata rispetto a quella di ciscuno di noi. Mastella, Prodi, Bassolino, Moggi, Berlusconi, Dell’Utri, Previti – e chi più ne ha più ne metta – siamo noi; essi sono dentro di noi, perché l’uomo è ambizioso e rapace allo stesso tempo; è tanto più minaccisoso se può esercitare un qualsivoglia potere, perché “è una esperienza eterna, che ogni uomo il quale ha in mano il potere, è portato ad abusarne, procedendo fino a quando non trova il limite” (Montesquieu). Certo, la critica politica è legittima e può far bene al paese, ma si badi: essa non potrà mai essere sincera se non accompagnata da una altrettanta sincera autocritica.
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Tags: politica, società
Dopo tutto
Non capisco se è Berlusconi che sta sulle palle a Ratzinger oppure se è quest’ultimo che sta sulle palle a Berlusconi. Magari – e più semplicisticamente - si tengono entrambi sulle palle; e, magari, dopo l’affondo di oggi, pure di parecchio.
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Tags: Attualità, news, politica
Paradox
L’Italia è piena di paradossi ed ognuno di noi, del resto, nasconde o manifesta (a seconda dei casi) dei piccoli paradossi. In questa sede tuttavia vorrei disquisire dei grandi parodossi, quelli cioè riguardanti questioni scottanti, di rilievo nazionale, sovente sottaciuti dai servizi informativi nazionali. E’ necessario fare anzitutto una premessa: se Mastella e consorte siano colpevoli o meno dei reati loro ascritti lo potrà dire solo una sentenza, quella definitiva; non è ancora tempo perciò per anticipare giudizi assolutori o di colpevolezza. Una procura, per espresse disposizioni di legge, non può sentenziare: il suo compito, invero, si esaurisce con le indagini; sarà poi un giudice terzo (o presunto tale) ad emettere sentenza (d’assoluzione o di proscioglimento). Nel nostro caso, quindi, siamo ancora al prologo, si attenda l’epilogo. Emettere dei giudizi in questo momento sarebbe controproducente (per svariati motivi) e paradossale (per altrettanti svariati motivi). La troupe cidiellina tuttavia non ha ancora perso quel brutto vizietto di anticipare le sue (misericordiose) sentenze di proscioglimento (facendole passare, poi, per una mera riaffermazione del principio di non colpevolezza: balle!). La troupe, forse per credo personale dei singoli membri, ama così ciecamente questo modus operandi, da non capire che a furia di spalare merda sulle procure prima o poi questa merda li sotterrerà, uno per uno – per ironia della sorte? Chissà! Ad ogni modo, credo sia giunto il momento di rammentarvi un clamoroso paradosso (quello nel quale cadono sovente i nostri cidiellini di razza), materializzatosi sotto gli occhi di tutti, nel cd. salotto buono di casa Vespa, una diecina d’anni fa. Trattasi di un copia ed incolla dal libro di GianCarlo Caselli – “Un magistrato fuori legge“, Melampo editore, pagg. 29-30.
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I have a dream…
… per smantellare il clericalismo servirebbe però una politica di peso: forse di pari intensità e, logicamente, in senso opposto a quella intrapresa – secoli fa – da quella grande testa di cazzo che fu l’imp. Costantino.
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Tags: italia, politica
Interrollando
Nemmeno un anno fà la Cassazione – con formula pienamente assolutoria (”perché il fatto non sussiste“) – capovolse una condanna inflitta, dalla Corte d’Appello di Roma, ad un giovane romano, reo di aver coltivato due o tre piantine di canapa indiana. La Cassazione giustificava l’assoluzione precisando che nella fattispecie non si trattava di coltivazione in senso tecnico, ma comunque di detenzione ad uso personale. Oggi, per contro, appuro che la medesima Corte ha confermato una condanna inflitta ad una donna messinese, colpevole di aver coltivato una sola piantina di canapa indiana. Me sa tanto che il testo di legge Fini-Giovanardi venga usato al posto delle Rizla+.
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Tags: Attualità, news
Il regno degli spiriti

Quando si ricerca il fondamento di una cosa, cioè la sua essenza, si scopre spesso qualcosa di totalmente diverso dalla sua apparenza: così un discorso melenso e un cuore bugiardo, parole pompose e pensieri meschini, ecc. Dando risalto all’essenza, si abbassa l’apparenza, fino allora misconosciuta, a pura illusione. Chi è religioso non si cura della parvenza ingannatrice né delle vane apparenze, ma scruta l’essenza e nell’essenza ha la verità… La religione, perciò, può essere definita come il regno delle essenze, dei fantasmi: Cristo il fantasma munito di corpo, il fantasma corporale. Così il vero fantasma, il vero spirito diventa l’uomo: perisca pure il corpo, purché lo spirito si salvi (ciò che conta è la “salvezza dell’anima”).
Sicché l’uomo è diventato uno spettro inquientante, al quale si attribuisce perfino una sede determinata nel corpo (rimane tuttavia controversa la sede dell’anima: nella testa, nel cuore o altrove …). Il grande “gregge personificato” assume così le sembianze di un indecifrabile regno di spiriti.
In futuro, al posto della squadra omicidi, potremmo avere – pensate un pò – una squadra di ghostbusters. Che figata! No?
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sine titulo
La libertà è un sorso d’acqua, dissetante, (ma) impercepibile ai sensi.
Fr.
Riders on the storm
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Scremare Max

Superfluo rammentare che un libro – di qualsiasi genere – per comprenderlo nei suoi tratti caratteristici deve necessariamente esser letto dalla prima all’ultima pagina (ovvio!). La conoscenza del prologo e dell’epilogo di un’opera si mostra essenziale quand’anche si volesse sottoporre a giudizio critico la medesima.
Dico questo perché qualche settimana fa parlavo di Max Stirner e del suo “Unico”: entusiasmato dalla lettura delle prime (sole) duecento pagine, mi ero lasciato andare (nei commenti) in dichiarazioni “affettuose” verso lo stesso, sposando appieno le sue idee (-> 1ps dovrebbe ricordarsene…). Potrei dire – fu colpo di fulmine perché attratto da un pacato e ragionato nichilismo (non ancora del tutto palesato…appunto) e da lucide critiche (seppur fin troppo feroci) alle discrasie generate dai sistemi liberali del tempo (del tutto simili, sotto taluni aspetti, a quelle odierne). Il prosieguo della lettura, tuttavia, mi ha disvelato uno Stirner che definire anarchico potrebbe sembrare un eufemismo: egli si proietta oltre ed anche più, direi. Ad ogni modo, credo sia paradossale (per sua parte) mostrarsi, da un lato, critici e feroci verso i sistemi liberali per quel viscerale egoismo adottato dai medesimi nei confronti dei singoli e, dall’altro, nascondersi per difesa/per ripicca in un altrettanto egoismo individualistico, da superare – addirittura- qualsivoglia filosofia anarchica. Chi ha curato la diffusione di quest’opera, tuttavia, scrive (in calce) che l’autore non va considerato un anarchico, anche e soprattutto perché le tematiche politico-sociali sono affrontate dal medesimo con (un velato, aggiungerei) spirito sarcastico (e non senza intenti provocatori, “riaggiungerei”). Bah! Chissà! Di certo – a prescindere dal sarcasmo e seppur la lettura non abbia ancora conosciuto il suo epilogo – ho (potuto e) dovuto necessariamente scremare quel giudizio positivo manifestato in illo tempore sull’autore, conglobando quindi in esso solo talune linee di pensiero: tra cui, alcune stoccate (assestate) ai sistemi comunisti, liberisti che riportai in qualche post addietro (da rifiutare, invece, la sua pretesa egoistica di libertà assoluta dallo Stato). Inevitabilmente – per credo personale – congloberei poi (di sicuro) la sua netta posizione anticlericale: perché, sia beninteso, dalla chiesa si può o, meglio, si deve pretendere libertà assoluta. Teniamoci pure la figura bucolica del pastore, rigettiamo di contro quella costruita dagli apparati “clerical-chic”, quella che – per intenderci – le pecore ama tosarle per realizzare zerbini da sottoscala.
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Ossessi
Cos’è un’idea fissa? Potremmo dire: un’idea che ha soggiogato l’uomo. Costui, poi, in specifici casi viene considerato – a torto o a ragione – alla stessa stregua di un matto. Una fissazione – però – può essere considerata sintomo di pazzia? Certo! Poiché il trapasso dalla fissazione all’ossesso è breve: ciò si concretizza quando di quella “idea fissa” ne vien fatta una ragione di vita. Cosicché potremmo definire tali coloro che finiscono per fissarsi con la legalità, con una figura astratta (un demonio o un anima celestiale), con il danaro, con il sesso, con la droga, con la salute eccetera. Ognuno di questi è particolarizzato da una specifica fissazione, da uno specifico ossesso -rectius. Siamo pieni di questa gente: anche io c’ho le mie, figuriamoci…
Per l’umanità, tuttavia, non è un problema la fissazione in se: a patto però che questa non diventi un ossessione. Poi, però, bisogna attuare i dovuti distingui: non tutti gli ossessi cioè diventano un problema. Ma si passi al pratico: facciamo l’esempio di chi è ossessionato dalla legalità. Obietterete: la legalità è una sana idea. Certo, ma chiediamoci: la sua enfatizzazione pure? Portata ai suoi massimi estremi anche l’ossessiva richiesta di legalità potrebbe generare problemi: così si sta pian pianino generando un vortice d’odio verso avvocati, giudici, legislatore, eccetera, non appena si ode la notizia, ad es., che ad un qualsiasi detenuto sia stato stilato un permesso premio di libertà. Si chiede la forca per il medico che cade in errore, si chiede la forca per uno scippo, si chiede la forca sempre e comunque. Viene facile, poi, immaginare a quali risvolti pratici si potrebbe giungere..
Dicevamo: l’enfatizzazione di una idea è sempre e comunque un qualcosa di poco o nulla preoccupante? Non credo, anzi non può esserlo: basti pensare alle più grandi e grosse fissazioni storiche, che tramutatesi ben presto in ossessi scatenarono, in passato, sanguinari conflitti bellici. Hitler e l’ossesso della razza pura, i clericali e l’ossesso della cristianità. Potremmo farne altri di esempi, ma sarà più consono fermarsi qui per tentare l’analisi dell’”idea fissa”dell’astratto: di Dio, ad esempio. Ecco, di regola, chi ha questa “idea fissa”, nel difenderla, potrebbe divenire un soggetto esente da qualsivoglia scrupolo: sostenere, ad es., che coloro che osano metterla in dubbio compino un sacrilegio o, peggio, un sacrilegio compiuto da un gruppo di matti(così da scivolare in un ridicolo paradosso…).
E’ vero! Siamo abituati ad incontrare spesso persone possedute dal diavolo, ma è altrettanto vero che si incontrano ossessi posseduti dal bene: le possesioni diaboliche, ergo, non sono le sole. Sia Dio che il diavolo operano su di noi, provocando rispettivamente “effetti di grazia” ed “effetti diabolici”. Chiamateli ossessi, possessioni, preconcetti, dogmi, quello che volete: il dato comune ed ineliminabile è il fanatismo. Il fanatismo delle cd. bestie di satana, ad es., portò al barbaro assassinio di due ragazzi innocenti, i quali a loro volta furono, maledettamente, affascinati da quella stessa “idea”, ne divennero, poi, vittime inconsapevoli; gli assassinati – in altri termini – erano fermi all’idea. Gli assasini, di contro, erano scivolati nell’ossesso. Ancora: le Crociate sancite dal papato, furono il frutto della volontà (celestiale?!?) di assestare, consolidare il dominio dell’”idea fissa” del Cristo, la quale, poi, tramutatasi in ossesso (in fanatismo) sfociò in tirannia ed assasinio.
In definitiva, perché queste “pippe”? Vi chiederete! Bé! Forse perché l’aver udito che l’ateismo avrebbe generato fanatismo e tirannie avrà sicuramente arrecato in me una rivoltante forma di sconcerto, di cui bisognava necessariamente disfarsi: da qui il post. Però, però – come premesso – pur’io c’ho un ossesso: gnocchi al ragù con nevischio vistoso di grana.
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Il tempo stringe
Nei giorni 17 e 24 novembre postavo lo stesso .jpg. Mi riferivo al dramma dell’Aids (che non ha attinenza alcuna con la cronaca nera…) e poiché questo lurido mondo è “in mano a Dio” (?!?) decisi di utilizzare, sarcasticamente, come tag il seguente inciso: “un cappuccio per Ratzinger“. Sarcasmo, provocazione: fate voi! Sta di fatto che il prof. Ratzinger – dopo aver fatto un pessima figura, l’anno scorso a Monaco, per aver attaccato pesantemente i metodi contraccettivi – torna oggi a parlare di Aids, invitando gli Stati a “moltiplicare gli sforzi per fermare l’Aids“. Il prof. Ratzinger però, in cuor suo, pensa alla ricerca e ad altri luoghi comuni cattolici: continuando, così, a collezionare (altre) pessime figure.
Servono soldi e tempo – ‘a prof. – non si può attendere, bisogna contrattaccare. Non si può aspettare la ricerca (troppo lenta) e nemmeno sperare nell’autocastrazione… Allora che facciamo? Ce lo guardiamo rosicare dal male? O lo incappucciamo?
Prof. Ratzinger, lo dica apertamente (una “santa” volta) al suo gregge che l’uso del contraccettivo è fondamentale per la sua sopravvivenza, per tutelare la sua vita, quella vita così tanto difesa da lei, in ogni “stato e grado” dell’esistenza… (e, tante volte, c’ha pure rotto i maroni). Non si nasconda dietro il muro dell’ipocrisia, risolvendo il tutto – semplicisticamente – con il ricorso ai concetti della “continenza”, della “castita” o della “fede matrimoniale”: tutta roba che, ad oggi, non ha dato alcun frutto; cagionando, invece, solo sconcerto e vomito da parte di qualche “lurido” laicista. Il virus, d’intanto, indisturbato se la spassa, continuando la sua espansione. Cambi tattica prof., il tempo – per il suo gregge – stringe.
“Loser”
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